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Capitolo 1: Il gioco dei riflessi


di Membro VIP di Annunci69.it Uomogentile
18.04.2026    |    938    |    0 8.0
"Lui, dalla poltrona, ha incrociato le gambe, lo sguardo fisso sul punto esatto in cui il mio respiro toccava il collo di sua moglie..."
Non è vero che tutto accade per caso. Certe sere sono scritte prima ancora di iniziare, basta saper leggere i segnali.
​Ero in un lounge bar di un hotel che frequento spesso per lavoro. Luci basse, il rumore del ghiaccio che danza nei bicchieri e quella sensazione di anonimato che solo i grandi alberghi sanno regalare. Mi piace stare al bancone, non per bere, ma per guardare.
​Li ho notati subito.
Lei, un’eleganza che definirei "silenziosa": niente eccessi, solo il modo giusto di muovere le mani. Lui, lo sguardo di chi ha già visto molto, ma che quella sera cercava qualcosa di diverso negli occhi di lei.
​Non li guardavo direttamente. Usavo lo specchio dietro le bottiglie del bar. Un trucco da vecchi osservatori: guardare senza essere visti, per cogliere i dettagli che le persone mostrano solo quando pensano di essere sole.
​A un certo punto, i nostri sguardi si sono incrociati nel riflesso.
Un secondo. Forse due.
Non ho abbassato gli occhi. Ho accennato un brindisi quasi impercettibile con il mio bicchiere. Lei ha sorriso, poi ha sussurrato qualcosa all'orecchio di lui.
​Lui si è girato. Mi ha guardato con una curiosità lucida, non aggressiva. È il momento che preferisco: quello in cui una coppia decide che lo spazio tra noi è diventato improvvisamente troppo grande e deve essere accorciato.
​È stato lui a fare il primo passo, avvicinandosi al bancone.
"Il mio barman dice che questo è il miglior gin della città. Vorrebbe aiutarci a capire se ha ragione?"
​Sono queste le storie che mi piacciono. Quelle che iniziano con una domanda cortese e finiscono con un silenzio che vale più di mille parole.
​Quella sera, tra un racconto di viaggio e un'osservazione su un dettaglio della stanza, ho capito che non cercavano un corpo. Cercavano un’atmosfera. E io ero lì per offrirla.
Salire in camera con loro non è stato un viaggio, è stata una transizione. In ascensore il silenzio era diventato elettrico. Lei si era posizionata nell'angolo, le spalle contro lo specchio, gli occhi fissi sui miei. Lui le stava accanto, ma la sua mano non cercava lei; cercava il contatto visivo con me, come a darmi il via libera.
Appena la porta della suite si è chiusa alle nostre spalle, l'aria è cambiata. Niente più chiacchiere sui viaggi o sul gin.
"Sembri un uomo che sa esattamente cosa guardare," ha esordito lei, sfilandosi le scarpe e lasciandole cadere sul tappeto con un rumore sordo che sembrava un ordine.
Non ho risposto subito. Mi sono avvicinato al tavolo, ho versato del whisky, ma non per me. Sono andato verso di lei, le ho porto il bicchiere e, mentre lo prendeva, le mie dita hanno sfiorato le sue. È stato un contatto lungo, deliberato. Ho sentito il suo respiro farsi più corto.
Lui si è seduto in poltrona, a pochi metri da noi. Non era un osservatore passivo; era il regista che godeva nel vedere la sua opera prendere vita.
"Avvicinati," ha detto lui, con una voce che non ammetteva repliche, ma non era rivolto a lei. Era rivolto a me.
Mi sono posizionato dietro di lei. Potevo sentire il calore della sua schiena attraverso la seta del vestito. Senza toccarla, ho avvicinato le labbra al suo orecchio.
"Il profumo che porti è pericoloso," le ho sussurrato. "È un invito che non si può rifiutare, ma solo se si è pronti a perderne il controllo."
Ho sentito le sue mani stringersi sul bordo del tavolo. Lui, dalla poltrona, ha incrociato le gambe, lo sguardo fisso sul punto esatto in cui il mio respiro toccava il collo di sua moglie.
Non c’era fretta. C’era la bellezza di un possesso mentale che stava per diventare altro. Le ho sfiorato il collo con la punta delle dita, scendendo lentamente verso la zip del vestito, sentendo ogni singolo brivido della sua pelle. Mi sono fermato lì, esattamente un millimetro prima di iniziare ad aprire.
Ho guardato lui.
"È questo che volevi vedere?" ho chiesto a bassa voce.
Il suo sguardo era una conferma bruciante. La complicità tra noi tre era ormai un nodo stretto, impossibile da sciogliere.
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